Bridge Art: residenze d’arte a Noto

Bridge Art: residenze d’arte a Noto

All’interno di una tenuta siciliana situata su una collina circondata da vigneti e frutteti, con l’orizzonte del mare in lontananza e siti di interesse culturale dichiarati patrimonio dell’Unesco, sta per prendere avvio un progetto denominato Bridge Art.

Siamo nel territorio di Noto, in provincia di Siracusa, zona che vanta la presenza di una riserva naturale (Vendicari), meta di grande interesse per gli ornitologi, per via del passaggio stagionale di 250 specie migratorie; un’area particolarmente fertile, conosciuta non solo per i vitigni dell’apprezzatissimo Nero d’Avola e per le coltivazioni di pomodoro pachino, ma anche perché ricca di testimonianze archeologiche e storico-artistiche (come la villa romana del Tellaro e la città barocca di Noto).

È in questo suggestivo luogo, dove cultura e natura si incontrano, che prende vita l’idea di due amiche, Valeria Valenza, germanista e traduttrice, e Lori Adragna, critica e curatrice d’arte.

Bridge Art rappresenta una costola del progetto La Favola – Bridge, creato nel 2013 tra la Sicilia e gli Stati Uniti, per la UNIS (Unione Scuole Internazionali delle Nazioni Unite), come programma di ospitalità in supporto agli Expat di lingua italiana e differente etnia, basato su strategie di grounding.

Il progetto, nelle intenzioni delle due ideatrici, si propone di offrire un’esperienza di condivisione creativa, all’insegna del rispetto delle diverse culture, della natura, della biodiversità. Il ponte a cui allude il titolo è quello del dialogo tra mondi anche distanti, uno sguardo e un confronto sulla ricerca artistica contemporanea; attraverso i molteplici linguaggi del presente, condividendo un’esperienza che si andrà costruendo in questo luogo dotato di innegabili seduzioni, verrà offerta agli artisti la possibilità di una residenza in un antico palmento (dove si lavorava l’uva per ottenerne mosto); lo spazio, appositamente attrezzato per accoglierli, è inserito nella tenuta, ma è appartato, per concedere agli ospiti quei momenti di indispensabile riservatezza utile all’attività creativa e per lasciar fluire liberamente energie e riflessioni. L’artista avrà la possibilità di relazionarsi a tutto campo con il territorio circostante, dai siti archeologici alle tradizionali realtà rurali dei dintorni, svilupperà il tema proposto dal curatore, usufruendo delle attrezzature, degli spazi e dei materiali della tenuta, all’interno della quale potrà esporre le sue opere, potendo contare, infine, dal punto di vista della comunicazione, su una capillare diffusione dei risultati conclusivi della propria residenza.

Sarà un comitato scientifico ad esaminare i progetti, costituito da Cristina Bertarelli, Filadelfo Brogna, Lorenzo Canova, Martina Cavallarin, Salvatore Cavallo, Giorgio de Finis, Laura Falesi e Helga Marsala; nomi provenienti da esperienze diversissime tra loro, che avranno il compito di proporre, guidare e suggerire le scelte curatoriali e i temi proposti.

Spetterà alla curatrice Helia Hamedani dare avvio a questa avventura d’artisti in terra di Sicilia, i primi due apparterranno alle giovani generazioni creative di due luoghi molto distanti: Iran e Giappone; l’invito è però aperto in ogni direzione: sia in termini geografici che anagrafici.

L’idea che l’arte possa fare da ponte tra diversi linguaggi, culture e religioni è un messaggio di grande respiro in un’epoca nella quale una malintesa idea di identità, che dovrebbe accomunare, ma anche accogliere, finisce con incoraggiare la pratica dell’arroccarsi in un confortevole spazio di certezze totalmente illusorio. Lo steccato, il recinto o la gabbia, nella quale finiscono per rinchiudersi coloro che rifiutano ciecamente l’approccio con il diverso da sé, sono costruzioni claustrofobiche e soffocanti, l’opposto del ponte, luogo dal quale nacquero le civiltà, gli scambi, dove si è modificato il corso della storia, dove si è al riparo da acque tumultuose e si può proseguire il cammino.

Bisogna avere coraggio, curiosità, avvicinarsi all’altra sponda, della quale nulla sappiamo, ma con fiducia possiamo colmare quella distanza che ci separa dall’altro, una misura fisica che in termini tecnici è definita luce.

 

articolo di Maria Arcidiacono su http://www.artapartofculture.net/

2017-06-16T23:05:10+00:00 19 maggio 2015|0 Comments

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