Biodiversità e psicanalisi

Biodiversità e psicanalisi

Mi ritrovo spesso a sentire parlare di biodiversità, tanto che mi è venuto il dubbio che sia uno di quei concetti all’italiana, sui quali cioè si chiacchiera a lungo per il piacere di filosofeggiare fino a perdere il senso delle cose concrete.
Ieri Corrado ha fatto uno dei suoi giri in azienda. E’ sceso giù nell’oliveto e poi costeggiando il muricciolo di confine è risalito verso il caseggiato. Una macchia verde all’ombra del muro ha attirato la sua attenzione. Un occhio profano avrebbe visto soltanto una pianta da estirpare, Corrado però ha riconosciuto un piccolo miracolo: una antica vite di Nero d’Avola mantenuta e sviluppatasi senza nessun intervento umano. Dalle dimensioni del tronco e dallo sviluppo della pianta Corrado ne ha valutato approssimativamente l’età: circa cinquant’anni. Una scoperta del genere è un piccolo tesoro. Le marze ricavate da questa vite saranno moltiplicate e provate per cercare di ritornare all’origine del nostro Nero d’Avola. Un po’ come fare psicanalisi per tornare alla proprie radici e al proprio io: per conoscere meglio se stessi.
Credo che questo sia proprio il risultato concreto di quello che gli esperti chiamano biodiversità: scoprire, in una vita che nasce e si sviluppa in spontanea armonia col suo microcosmo, una parte del sé che col tempo e gli eventi si è andata perdendo.

2014-12-02T18:20:46+00:00 7 Ottobre 2014|0 Comments

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